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Wednesday 10 March 2010
 
 
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Pet therapy. Gli animali che curano: il 67,6% degli utenti ha una disabilità

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Prendersi cura di criceti e conigli può aiutare i bambini nella crescita. Avere un gatto in casa può alleviare la depressione. La fotografia dell'Istituto di Sanità nella due giorni di incontri per parlare di attività assistite con gli animali. Esperienze e testimonianze a confronto per arrivare a definire linee guida

un cane accucciato affianco a una sedia a ruote

ROMA - Prendersi cura di criceti e conigli può aiutare i bambini nella crescita. Avere un gatto in casa può alleviare la depressione. In sella a un cavallo, le persone autistiche o i disabili, possono avere benefici. Osservare i pesci nuotare in un acquario può ridurre la tachicardia e il contatto con i delfini sviluppa la comunicazione. Asini, capre e mucche aiutano a familiarizzare e il cane a interagire giocando. È la pet therapy, la zoo terapia, basata sull"interazione uomo-animale. Una realtà complessa e disomogenea al centro del convegno "Terapie e attività assistite in Italia", organizzato dall'Istituto superiore di Sanità. L'obiettivo è quello di creare le linee guida per una corretta applicazione delle terapie al fine di salvaguardare la salute umana e il benessere degli animali. Teorizzata negli anni Sessanta da Boris Levinson, psicologo dell'infanzia, la terapia con gli animali fu riconosciuta come scienza solo dieci anni dopo, con l'elaborazione dei principi guida dell'americana Delta Society. Le attività che si possono svolgere con gli animali per il benessere della persona sono riconducibili a due tipologie: le terapie (TAA) e le attività assistite (AAA).

L'Istituto di Sanità, in collaborazione con la facoltà di Medicina veterinaria dell'università di Bologna, ha presentato il censimento delle attività e terapie assistite con gli animali svolte in alcune regioni italiane a partire dall'Emilia Romagna. I progetti ''censiti'' riguardano soprattutto le terapie assistite con gli animali, cioè quelle che affiancano alle cure tradizionali l'utilizzo di animali con specifiche caratteristiche, con lo scopo di migliorare lo stato fisico, sociale, emotivo e cognitivo di particolari pazienti. Le terapie rappresentano infatti il 59% delle attività monitorate dall'Istituto. Il 23% sono le attività assistite con gli animali, finalizzate a migliorare la qualità della vita di alcune categorie di persone, come chi è affetto da handicap psico-fisici. Il restante 16% è rappresentato dalla zoo antropologia didattica, cioè l'insieme delle attività ricreative realizzate nelle scuole con l'utilizzo di animali.

In Italia la Pet therapy è stata riconosciuta come cura ufficiale con il decreto del 28 febbraio 2003, ma manca una legislazione specifica e spesso il personale che opera non è qualificato. Secondo le rilevazioni dell'Istituto di sanità, le figure professionali coinvolte in questi interventi sono rappresentate per il 19% da psicologi attivi nelle terapie di tipo TAA e per il 18% da educatori professionali, impiegati nelle attività di tipo AAA. I pazienti coinvolti sono principalmente persone con disabilità psichica sia nelle terapie TAA, il 67,6% sul totale, che nelle attività AAA, il 37%. L'età degli utenti coinvolti è per il 51,4% inferiore a 18 anni nelle terapie TAA e fra i 60 e gli 80 anni per le attività di tipo AAA (55,6%). Le strutture nelle quali viene attuato il maggior numero di progetti sono per le terapie TAA le istituzioni per disabili, il 40,5% e nelle attività AAA le istituzioni geriatriche (48%). (Laura Ponziani)

Fonte Superabile.it

 

 

   
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