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A volte le parole paiono vuote, inutili, eccessive. Ma se sono poche ed efficaci, come nel caso dell’aforisma, possono diventare potenti e magiche. Gli aforismi sono un’importante leva per effettuare i cambiamenti desiderati nel nostro interlocutore. Il linguaggio evocativo, di cui la forma aforistica rappresenta la più efficiente espressione, permette di creare nel nostro interlocutore sensazioni vivide e così intense da superare, spesso, quelle derivanti da esperienze dirette. A queste ultime, peraltro, il soggetto può opporre resistenze e barriere emotive-cognitive, mentre raramente questi si oppone ad immagini evocate o a sensazioni indotte. Ma tali, apparentemente innocue induzioni, provocano in lui reazioni concrete. Mentre una metafora evoca ma lascia libero l’interlocutore di interpretarla, l’aforisma inchioda ad un effetto deliberato. Ecco perché l’uso di aforismi è di aforismi è divenuto uno degli elementi tecnici fondamentali della moderna evoluzione della psicoterapia breve strategica, ed in particolare della strategia per rendere il primo colloquio con il paziente effettivamente terapeutico. “Nella mia esperienza ormai ventennale di lavoro con pazienti”, spiega il professor Giorgio Nardone, “il più delle volte all’“ultima spiaggia” terapeutica, e pertanto decisamente resistenti al cambiamento, il ricorso durante i dialoghi terapeutici a specifici aforismi che calzassero alle loro situazioni, così come ad altri, che evocassero in loro effetti strategici, è divenuto mano a mano più frequente. Durante un dialogo terapeutico, infatti, spesso si ha l’esigenza di far uscire, anche solo per un attimo, il paziente dalle sue rigide percezioni che lo inchiodano alle sue reazioni patologiche. A questo scopo, un aforisma mirato risulta avere un'efficacia davvero straordinaria. Un aforisma, infatti, fa sì che la persona abbia una sorta di fulminea illuminazione, una nuova folgorante visione fino ad allora nascosta ai suoi occhi, una scoperta di un nuovo mondo grazie all’aver cambiato le lenti attraverso le quali guardarlo. Ovvero, viene indotta una vera e propria “esperienza emozionale correttiva”.
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